Inviarsi una raccomandata non serve a tutelare i diritti d’autore dell’opera.

L’invio di una raccomandata (con o senza ricevuta di ritorno) è ciò che alcuni chiamano “copyright dei poveri”.

La verità è che questo sistema è un misto di miti urbani e disinformazione e a volte, cosa davvero assurda, viene consigliato anche da enti pubblici e privati di un certo livello.

Ovviamente chi scrive conosce alla perfezione tutta la storia e non si vergogna di ammettere di aver conservato, per anni, buste ripiena delle sue creazioni, contribuendo alla crescita di una fra le più bislacche leggende metropolitane di sempre.

Non dimentichiamo che la legge non ammette ignoranza e che, come è noto in tutti i tribunali del Mondo, onus probandi incumbit ei qui dicit, quindi che l’onere della prova incombe su colui che afferma qualcosa.

Ma andiamo avanti e sveliamo il perchè inviarsi una raccomandata da solo è inutile e non serve a proteggere l’opera in essa contenuta.

Rick&Brenda Beerhorst – lick the envelope

La lettera raccomandata non certifica il contenuto!

Prima di tutto, c’è una grande differenza da considerare quando si confronta questo schema mentale errato con archivi di copyright digitali privati. Una lettera raccomandata serve a dimostrare la data, ma non dice nulla sul contenuto in essa.

Sarebbe molto facile certificare la spedizione di più buste vuote e parzialmente sigillate senza che l’ufficio postale se ne accorga. In seguito, se necessario, si può riempire una qualsiasi delle buste con la propria opera e presumere che esisteva in quella data.

Parliamoci chiaro, l’ultimo degli avvocati, il meno esperto di tutti potrebbe contestare tali prove, dimostrando che non sono affidabili.

Oggi tiriamo acqua al nostro mulino, ma anche a tutti gli altri che da anni forniscono il servizio di Archivio della Proprietà Intellettuale, per dire una volta per tutte “basta!”

Safe Creative e altri archivi privati, ​​certificano inconfutabilmente sia il contenuto dell’opera che la data di registrazione. Nel nostro caso, utilizziamo due diversi timestamp (marcatura temporale) per certificare il momento esatto della registrazione e prendiamo diverse impronte digitali dei file che vengono caricati al momento del registro.

Non informa altre persone!

È anche importante sottolineare il ruolo deterrente della registrazione. Informare gli altri del fatto che il tuo lavoro è registrato è un fattore chiave per avvertire potenziali trasgressori ed evitare abusi. Il “copyright per i poveri” non offre informazioni pubbliche o facilmente accessibili. Nessuno ha modo di sapere con certezza che la tua opera è registrata.

Richiede molto più tempo!

Come se tutto ciò non bastasse, inviarti una busta fisica richiede più lavoro: supporti analogici e processi come la stampa dell’opera, la registrazione su un DVD, un CD o una SD, la busta, la coda alla posta…etc.

Il processo di registrazione in un servizio digitale privato è più flessibile: puoi uplodare qualsiasi tipo di opera, i formati dei file supportati sono svariati, farlo dal tuo computer in un istante, aggiornare e caricare versioni successive ogni volta che apporti modifiche, registrare coautori e paternità multiple e molto altro.

Può essere utilizzato solo una volta.

I certificati che è possibile scaricare da un servizio di registrazione ne facilitano l’utilizzo ogni volta che è necessario in un processo legale. A differenza del “copyright per i poveri“, che non può essere utilizzato più di una volta, e anche in quell’unica occasione può essere messo in discussione.

Una raccomandata e solo una raccomandata…

I servizi di archivio devono certificare il contenuto, la dichiarazione dei diritti e la data di registrazione. Allo stesso modo, devono consentire ad altri di consultare e verificare l’esistenza della registrazione, se il titolare dei diritti lo richiede. In altre parole, devono soddisfare determinate caratteristiche e offrire determinati servizi necessari ai titolari del copyright.

“Copyright per i poveri” è, come suggerisce l’aggettivo stesso, una soluzione scadente che non soddisfa i requisiti chiave.

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