Creativi Sicuri: Edoardo Pasteur

Ciao Edoardo, e innanzitutto grazie per accettare il nostro invito!

Oggi abbiamo il piacere di averti con noi sul Blog di Safe Creative per la serie “Creativi Sicuri”, ti va di iniziare “raccontandoti” un po’?

Ciao a te e ciao ai lettori! Strano essere qui, in questa sede, a parlare di me e della mia musica. In realtà il mio mestiere è un altro, molto più pragmatico e forse – ma forse è bene togliere il forse… – meno poetico rispetto allo scrivere canzoni. Sono da molti anni board member di una importante multinazionale inglese. Niente di più lontano dalla musica! Tuttavia, credo di essere sempre stato un creativo, e tale caratteristica si è manifestata anche nella mia attività professionale – ho sempre cercato di unire un po’ di fantasia ai numeri, alle clausole contrattuali e ai business meetings. Sono un uomo fortunato, perché riesco a coltivare quello che per me è un bellissimo hobby, senza alcun pensiero o retropensiero su una soddisfazione economica dal mio scrivere canzoni, soddisfazione economica che – al di là del poco o molto valore della produzione artistica di ciascuno di noi – come sappiamo è una cosa molto rara. Inoltre, il fatto di non dover “pagare l’affitto” con la mia musica allontana il rischio di dover seguire logiche di mercato che vadano contro la mia ispirazione. Quindi nessun compromesso, faccio quello che mi piace rispondendo solo ai miei gusti.

Da quanto tempo scrivi canzoni e soprattutto, perché?

Mi è sempre piaciuto scrivere. Da sette-otto anni ho provato a mettere in musica dei versi, imparando da autodidatta a suonare la chitarra (per lo sviluppo dei miei pezzi mi avvalgo della collaborazione di ottimi musicisti). Perché? Credo che non vi sia una motivo razionale, si tratta di dare sfogo alla propria creatività.

Ad un punto della tua carriera hai sentito la necessità di proteggere la tua creatività: Come e quando hai conosciuto Safe Creative?

Molto semplice! Dopo aver scritto i primi pezzi, avevo sentito la necessità di proteggere la mia proprietà intellettuale, e, su consiglio di qualche amico musicista, ero andato negli uffici della SIAE, per capire quale era il processo da seguire. Avevo ricevuto “in dono” qualche modulo da compilare, che mi era sembrato piuttosto complicato – soprattutto pareva necessario avere l’aiuto di un musicista per scrivere la partitura e simili… Dato che ho una istintiva avversione per la burocrazia, ho cercato in rete per capire se esistesse un modo più agile e user friendly, ed eccomi arrivato in Safe Creative, che devo dire permette di completare la pratica per ogni singolo pezzo davvero in pochi minuti. Esattamente quello che cercavo, essendo (e dovendo rimanere) la mia attività musicale un piacere, e non un lavoro!

Cosa ti ispira, cosa ti aiuta a migliorare giorno dopo giorno?

Credo che il processo creativo sia misterioso… Comunque, una mia fonte di ispirazione proviene sicuramente dai libri, sono un avido lettore e sicuramente da essi attingo delle idee. Poi penso al cinema, i film possono dare spunti interessanti. Un esempio: in una notte di insonnia, anni addietro, ho acceso la TV e ho scoperto un piccolo film indipendente, Before the rain,  molto bello e poetico. È ispirato alla guerra nella ex Yugoslavia, e racconta di un reporter di guerra che torna in Macedonia, la sua terra, dopo aver viaggiato per il mondo e vissuto immaginabili orribili esperienze. Una volta lì, assiste a un episodio di faide che coinvolgono dei suoi amici di gioventù, che vogliono vendicarsi su una ragazza di una diversa etnia che, per reagire a una violenza, aveva ucciso un loro familiare. L’eroe (che in realtà si atteggia da anti eroe), disilluso da tutto quanto ha visto, va consapevolmente incontro al proprio destino, per aiutare la ragazza. Un finale amaro ma molto bello e poetico, che in qualche modo riempie di speranza – l’uomo può essere capace di atrocità ma anche di meravigliosi atti di altruismo. Before the rain, Before the rain,… queste parole mi sono rimaste dentro, e da quella notte è nato il pezzo omonimo. È interessante aggiungere che, una volta completato il brano, ho avuto la strana idea di scrivere al regista del film, Milcho Manchvski, che con questa opera aveva avuto una candidatura agli Oscar e vinto un Leone d’oro al Festival di Venezia, per mandargli il pezzo e chiedere il permesso di utilizzare parti del suo film per un video. Permesso accordato! (con mia grande sorpresa, ma questo dimostra che a volte bisogna saper chiedere…), e da questo è nato un bel video – questo posso dirlo – per il mio brano. Visibile su Youtube

Fra tutte le tue opere e i tuoi lavori, se dovessi farlo, quale sceglieresti?

Considero tutti i miei pezzi come figli, e non riesco a esprimere una preferenza. Potrei pensare, di getto, al già citato Before the Rain, a Child of the storm, a Blue eyed girl (dedicato alle mie tre figlie), a Midnight rage, a I got a name, a A strange way to say goodbye, a The other side of the night, a A tale of two cities, riferendomi ai pezzi in inglese. Oppure a E poi e poi, a Voglio essere vento, a Ai cavalieri erranti (dedicato a Don Chisciotte), per quanto riguarda la mia produzione “italiana”, invero più ridotta rispetto a quella in lingua inglese.

Su quale piattaforma normalmente condividi i tuoi lavori?

La mia produzione è postata sia su Youtube sia sui maggiori servizi di streaming, come Spotify, Itunes, Apple Music etc.

Hai avuto bisogno di una prova d’autore nel corso della tua carriera professionale?

Mai! Devo dire che, pur amando molto la mia attività, e pur nutrendo come tutti gli autori la segreta speranza che la mia musica sia ascoltata… ovunque, non mi sono mai occupato della sua promozione, tantomeno sotto il profilo commerciale. Come già detto, nonostante un approccio che sotto il profilo artistico vorrebbe essere professionale, mantengo un’attitudine simile a quei pittori che dipingono nei week end sul Tamigi: essi fanno quello che fanno per un loro piacere personale, pur sapendo che le loro opere rimarranno appese a un chiodo nel loro salotto. Però, allo stesso tempo, il mio sogno nel cassetto è che un mio brano venga un giorno ripreso – e fatto viaggiare – da un cantante con A) capacità interpretative maggiori delle mie, B) una capacità di penetrazione e una credibilità che, credo, siano alla base di un qualsiasi successo commerciale.

Qual è la funzionalità di Safe Creative che ti piace di più?

Come ho già detto, utilizzare i vostri servizi è molto semplice e veloce, devo dire che non mi verrebbe in mente un consiglio per migliorare un prodotto che mi pare ottimo – approfitto per ringraziarvi per avermi evitato le lungaggini burocratiche che temevo dopo il mio primo approccio a SIAE.

Da poco abbiamo inaugurato Safe Creators, una piattaforma per creativi che permette di pubblicare il proprio portfolio, che te ne sembra?

In tutta sincerità, e per mia colpa (ma la mia vita va a cento all’ora, quindi chissà quante belle cose mi perdo…), non sono a conoscenza di questo vostro servizio. Mea culpa, come detto, terminata questa intervista andrò a scoprire Safe Creators!

Cosa cambieresti, miglioreresti di Safe Creative?

Come già detto… avanti così, mi pare un servizio ottimo per i vostri clienti.

Dal punto di vista umano e professionale, come stai vivendo questa situazione d’emergenza globale? Cosa senti di dire agli altri musicisti italiani che ti leggeranno?

Come ho già detto, sono molto fortunato perché traggo soddisfazione economica da un’attività professionale estranea al mondo della musica. Ma non sono sordo e cieco di fronte alle difficoltà che vivono (tra gli altri) gli operatori dello spettacolo, tra cui ho tanti amici. Cosa posso dire? Primo, essendo un ottimista, che passerà, speriamo che questo periodo sia presto un brutto ricordo. Secondo, su un piano più concreto, credo che il governo italiano dovrebbe pensare ad aiutare maggiormente le categorie più in difficoltà, e non mi riferisco solo ai lavoratori dello spettacolo. Credo che – tagliando con l’accetta – l’Italia si divida in due categorie, quelli che hanno perso molto (inutile enumerarne le categorie) e quelli che invece non hanno avuto alcun danno dalla crisi, ricevendo uno stipendio fisso a fine mese e magari potendo godere delle minori spese derivanti da smart working e simili. Ebbene, se questa è la realtà, perché non chiedere a tale seconda categoria un piccolo contributo, sotto forma di un modesto prelievo fiscale, che di certo sarebbe sopportabile, per costituire un fondo che aiuti chi dalla crisi è invece stato travolto? Io credo che ogni comunità, grande o piccola, abbia il dovere – e anche l’interesse – a mantenere in vita delle attività che diamo per scontate, e che rendono la nostra vita un po’ più bella. Sono uscito dal seminato? Forse si, se si voleva parlare di musica… ma questo è il mio pensiero.

Grazie Edoardo, a nome di tutto il team di Safe Creative, ti ringrazio davvero tantissimo per la tua disponibilità.

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