6 domande (in cerca di risposte) sul Diritto D’autore

No, no stiamo parlando di domande che non vi sono passate mai per la testa, ne tantomeno di risposte che non avreste mai pensato fossero le corrette. Nella visione comune del diritto d’autore questi concetti sono “risaputi” ma a volte, collocarli in un contesto è complicato. Non stiamo per proporvi delle applicazioni pratiche, ne tantomeno degli esempi da scuola elementare, vogliamo portarvi ad un livello di comprensione maggiore e la strausata formula di domanda/risposta, adesso, sembra la più adatta.

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Procediamo con ordine.

1. Che cos’è il diritto d’autore? Cosa significa diritti connessi?

Ok, queste sono due domande, ma sono così strettamente “connesse” fra di esse, che dovremmo trattarle come se fosse una domanda unica.

Quando parliamo di diritto d’autore ci riferiamo ai diritti di sfruttamento economico, ai diritti morali e al diritto ad un compenso equo a favore del creatore dell’opera. Per opera creativa, opera d’ingegno che dir si voglia, intendiamo tutte quelle opere creative quali opere letterarie, musicali, teatrali, artistiche, tecniche, audiovisive, visive, etc, che uomini e donne di questo Pianeta sono capaci di creare a partire dalla loro mente.

Successivamente alla “nascita” del diritto d’autore (che evidentemente si pone in essere all’atto della creazione dell’opera finita), nascono i diritti connessi che incoraggiano il lavoro degli interpreti, attori, produttori discografici, ma anche riviste specializzate, editori, emittenti radiofoniche e gratificano chi investe e lavora sodo. Il diritto d’autore ha lo scopo di ricompensare il lavoro dei creatori con l’attribuzione di diritti esclusivi e inalienabili (il detentore o la detencrice di tali diritti è libero di autorizzare o meno l’uso delle opere protette).

Fatto importantissimo da tenere sempre a mente è che diritto d’autore è territoriale, ogni Nazione ha un apparato di regole differenti che sono state con il tempo armonizzate da convenzioni internazionali (vedi Convenzione di Berna) dalla fine del XIX secolo e da direttive Europee negli ultimi 30 anni. In Italia la competenza territoriale sul diritto d’autore è riservata al Ministero per i Beni e le attività culturali.

2. Chi detiene il diritto d’autore e in che modo può essere utile ai creativi e alle creative?

Questa è una domanda che, anche se solo in parte, ci siamo posti tutti!

Tutte le opere dal momento nel quale vengono al Mondo appartengono esclusivamente all’autore. Legamente viene garantita una quota (normalmente in percentuale) della proprietà intellettuale sull’opera a coloro che hanno partecipato attivamente e direttamente al processo creativo, in modo da essere riconosciuti come autori (più precisamente coautori).

Il compenso, come detto prima, è un incentivo alla creatività, e dà la possibilità agli autori e alle autrici di poter essere liberi di creare e sopratutto di poter vivere della loro stessa creatività. Una comunità creativa gode di ottima saluta quando la sua cultura è fiorente e non limitata da impedimenti sia burocratici che legali, quando tutela, quando permette lo sviluppo e l’evoluzione dei piccoli creativi e non favorisce solo i grandi business. L’Unione Europea lavora ogni giorno per migliorare tutti questi aspetti e lo fa con l’aiuto di grandi professionisti.

3. Come sono tutelato dal plagio?

Una violazione del diritto d’autore è cosa piuttosto seria. Un’opera tutelata è plagiata quando qualcuno la utilizza senza averne prima avuto un permesso. Ci sono casi specifici nei quali il “plagio” è permesso, ma in funzione dell’utilizzo che si farà dell’opera, non si parlerà neanche più di plagio ma di “usi consentiti” come quelli garantiti dalla libertà di stampa, di espressione o di comunicazione.

Chi viola il diritto d’autore va incontro a misure o sanzioni richiesta sia dalla legge che dai titolari dei diritti, normalmente proporzionate alla gravità del caso. Non è la stessa cosa trascrivere poche righe di un autore nel proprio blog (esiste il diritto di citazione) che copiarne un intero capitolo per poi venderlo all’interno di una raccolta o di una antologia. Non è lo stesso provare di non essere consapevoli dell’illecito o presentare alla corte un’inconfutabile prova che dimostra ci sia stata una violazione o un plagio.

4. Posso copiare un’opera protetta da diritto d’autore e regalare quella copia?

No! In nessun caso e consentito creare copie di un’opera protetta per poi distribuirla, anche gratuitamente. L’unica eccezione è fatta per le copie personali, da usare solo in ambito personale e non per la diffusione massiva. Pensiamo al fine pratico di questo divieto: ogni volta che una copia illecita viene distribuita, l’autore dell’opera originale perde un potenziale acquirente, andando così a intaccare quello che viene definito diritto di distribuzione, oltre a violare la libertà dell’autore di voler vendere quelle determinate copie aggiuntive.

5. Accettare i termini d’uso di un sito significa che stò cedendo tutti i diritti sull’opera?

Con l’accettare i termini e le condizioni d’uso di un sito internet, si sta, infatti, stipulando un accordo senza il quale non potrebbe iniziare l’uso dei servizi in esso contenuti. Termini e condizioni di utilizzo sono un vero è proprio contratto ma in questo specifico caso non si stà cedendo nessun diritto, si stanno solo accettando le modalità consentite dal titolare della piattaforma. Un discorso a parte si potrebbe fare per quelle piattaforme che si presentano come gestori del diritto d’autore, collecting agency, etc, alle quali evidentemente bisogna cedere determinati diritti, pena l’impossibilità di raccogliere le tanto amate royalties. Dato allarmante: sembra che in Italia ci siano circa 20.000 autori che, pur avendo affidato l’incarico della gestione delle loro opere a società terze, pubbliche o privare, non maturino neanche un euro.

No, non ci siamo dimenticati dell’ultima domanda in cerca di risposta, ci stamo arrivando, un po’ di pazienza.

Innanzitutto abbiamo capito come funzionano le società di collecting. Si, quelle società, pubbliche o private, che “gestiscono” il diritto d’autore di tutti i creativi che volontariamente gli cedono parte dei loro diritti per incaricarle di monitorare gli usi consentiti delle opere. Quest’attività è finalizzata alla ripartizione dei lauti guadagni che quegli stessi usi producono. Dato allarmante: sembra che in Italia ci siano circa 20.000 autori che, pur avendo affidato l’incarico della gestione delle loro opere a società terze, pubbliche o privare, non maturino neanche un euro. Vediamo per quale motivo!

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Un artista di fama nazionale gode di notorietà, di conseguenza vedrà dedicargli spazi in rubriche radiofoniche, probabilmente sarà invitato a talkshow di grandi o medie tv. Farà concerti, rilascerà interviste, sarà ospite di altri grandi artisti e in tutte queste occasioni si emetteranno sue opere, si mostreranno al pubblico i suoi lavori, suonerà o canterà i suoi brani. Ecco, ognuno di questi casi indica un utilizzo delle opere. Ogni singola persona presente a queste sibizioni indica un singolo utilizzo. Quanti più utilizzi da quante più persona, tante più royalties da “collettare” e da ripartire.

Prima di affidare le proprie opere a qualcuno che dovrà “gestirle” sarebbe opportuno domandarsi – Devo davvero lasciarlo fare ad altri, pagare per un servizio che serve a farmi guadagnare ma che in realtà mi costerà più uscite che entrate, economicamente parlando?

A questa domanda meglio rispondere autonomamente, in tranquillità, ma sopratutto con sincerità.

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